Una (non così) breve guida alla depavimentazione – Parte 2

Ovvero: come la tua città potrebbe diventare più verde, sana, profumata, fresca e resistente alle alluvioni, tutto in un colpo solo, se solo la politica si svegliasse.

Dove eravamo rimasti?

Nel primo articolo (se te lo sei persə lo puoi recuperare qui!) abbiamo spiegato cos’è la depavimentazione, a cosa serve, e quali sono alcuni esempi che sono stati realizzati in Italia. Abbiamo detto che questi esempi sono molto “timidi”, e che non realizzano il vero potenziale della depavimentazione. Ma quindi: cosa si potrebbe fare davvero?

Come si fa? Livello intermedio: rigenerare il suolo

Per sprigionare il vero potenziale della depavimentazione, non basta rimuovere l’asfalto: bisogna rigenerare il suolo che si trova sotto di esso.

Questo spesso è troppo compatto perché le piante possano crescere, quindi dev’essere smosso con zappe, forconi o macchinari. Poi si possono seminare piante pioniere (meglio note come “erbacce”!) e liberare lombrichi per rigenerare gli strati inferiori del terreno. Anche piante leguminose come lenticchie e trifoglio possono aiutare ad arricchire il terreno di nutrienti

Bisogna testare se è contaminato: se sì (e la situazione non è troppo grave), alcune piante possono aiutare a purificarlo da metalli pesanti e idrocarburi. Ad esempio1REGREEN Consortium, Guidelines for a ‘depaving’ and ‘re-greening’ strategy in cities, 2022:

  • I cespugli di bosso assorbono il nickel
  • I girasoli assorbono cesio, stronzio e uranio
  • L’arabetta assorbe il mercurio
  • La senape assorbe zinco, cadmio e piombo
  • Il salice depura da molti tipi di metalli
  • La festuca falascona assorbe alcuni idrocarburi pericolosi (IPA)

Anche alcuni funghi e batteri possono contribuire a decontaminare il terreno.

Alcune piante impiegate nella fitodepurazione: senape, arabetta, bosso e girasole.

Una volta che il terreno è pronto, si può ricominciare a piantare. La cosa migliore è sempre usare specie locali, che hanno bisogno di poche cure e sono più resistenti agli eventi estremi.

Come si fa? Livello avanzato: creare un ecosistema

E se volessimo che il nostro terreno depavimentato diventi non solo verde, ma un vero e proprio corridoio ecologico? Per riuscirci, è importante scegliere piante che sono visitate volentieri dagli insetti impollinatori. Tra queste ci sono

In generale, per attirare più insetti possibile è importante che le specie di piante siano autoctone, ma è ancora più importante che siano diverse (non più del 10% di piante uguali tra loro). Altre pratiche utili sono limitare il numero di sfalci (non più di un paio all’anno), lasciare un po’ di terra libera per permettere agli insetti di fare il nido, o in alternativa costruire nidi artificiali con mattoni bucati, sabbia o legno grezzo. Costruire tante strutture piccole è meglio che piazzarne una sola molto grande4B. Wilk, V. Rebollo, S. Hanania, A guide for pollinator-friendly cities: How can spatial planners and land-use managers create favourable urban environments for pollinators? Linee guida preparate da ICLEI Europe per la Commissione Europea, 2019

Un “hotel per api” a Parigi

Se questo processo viene gestito correttamente, la densità di api e bombi nelle aree urbane può diventare persino maggiore che nelle aree rurali. Piazzare piccole quantità di legno morto nelle aree rinaturate può aiutare ad aumentare il numero anche di altri tipi di impollinatori5Safeguard Project, Urban greening for pollinators: from policy to practice, 2022

Perché non possiamo averlo anche noi?

Rimuovere strade e parcheggi, così come creare aree verdi laddove ce ne sono poche, è una questione di salute pubblica. Quando strade e case sono costruite in maniera molto fitta, l’inquinamento fa molta più fatica a disperdersi. Anche la salute mentale ne risente: è stato dimostrata una forte correlazione tra salute mentale e presenza di spazi verdi in città6B. Jiang et al., A generalized relationship between dose of greenness and mental health response, Nature Cities, 20257Romanello et al., The 2025 report of the Lancet Countdown on health and climate change: climate change action offers a lifeline, The Lancet, 2025. Una indicazione urbanistica moderna sulla quantità di spazi verdi in città è la “Regola 3-30-300”: da ogni finestra devono essere visibili almeno 3 alberi; il 30% di ogni quartiere dev’essere verde; e ogni persona deve vivere al massimo a 300 metri da un’area verde. Questi valori dovrebbero essere visti come minimo indispensabile. L’articolo di Jiang et al.8B. Jiang et al., A generalized relationship between dose of greenness and mental health response, Nature Cities, 2025 mostra che per massimizzare gli effetti benefici degli spazi verdi sulla salute mentale, questi dovrebbero coprire circa il 50% della superficie di una città, mentre il 30% è poco sopra la soglia necessaria per evitare effetti negativi.

Anche se la legge italiana definisce alcuni – seppur insufficienti – standard minimi tramite il “decreto standard” (D.M. 1444/68), che prevede almeno 9mq di aree verdi per ogni abitante. Tuttavia, molti comuni hanno reso pratica comune quella di “monetizzare” queste superfici, ovvero ottenere denaro in cambio del permesso ai privati di costruire senza realizzare questi standard minimi. A causa di questa possibilità (che per legge dovrebbe essere solo eccezionale, ma è ormai sdoganata), tanti progetti di depavimentazione saltano o non vengono mai previsti, anche dove ci sarebbero superfici adatte. Come se non bastasse, spesso le amministrazioni vogliono comunque dare l’impressione di un rinnovamento radicale, anche se con poco spazio a disposizione, ad esempio piantando grandi alberi in spazi ristretti. Questo crea ulteriori problemi di sicurezza, perché gli alberi adulti trapiantati con poca terra a disposizione rischiano di crollare in caso di venti forti.

Non tutte le responsabilità, comunque, sono degli enti locali. I comuni sono notoriamente a corto di risorse, e a volte devono sottostare a normative nazionali che sono pensate per avvantaggiare i privati e promuovere la speculazione edilizia.

Ad esempio, nelle aree con suolo contaminato o compromesso (com’è il caso di molte aree industriali abbandonate), la legge – nello specifico il Testo Unico Ambientale (D.L. 152/2006, parte IV, allegato 5, tabella 1) – prevede che i parametri da rispettare per aprire l’area al pubblico siano più restrittivi di quelli per poter costruire uffici o centri commerciali sul terreno. Questo ha l’effetto di incoraggiare il consumo di suolo rispetto alle bonifiche o ad interventi di rinaturazione, a meno che non si decida di chiudere completamente al pubblico l’area rinaturata.

Un esempio dal basso, e perché è importante

Un caso da cui prendere ispirazione nonostante tutto è quello di Monza, in cui l’iniziativa non è venuta dalle amministrazioni, ma direttamente dalla cittadinanza.

Volontari e volontarie al lavoro a Monza (Copyright: Legambiente Monza)

I volontari di Legambiente Monza hanno inizialmente svolto un lavoro di mappatura della città per individuare delle aree cementificate che potevano essere potenzialmente depavimentate. Dopo una consultazione con i tecnici del comune, delle 30 aree inizialmente identificate, sono state selezionate 5 adatte all’intervento di depavimentazione. Con il supporto di un architetto, hanno poi sviluppato un progetto e chiesto una delibera del consiglio comunale per i 5 progetti di depavimentazione. Il primo progetto, in via Molise a Monza, ha riguardato un terreno situato all’interno di un giardino e inutilmente asfaltato: l’asfalto è stato rimosso e sono state piantate 160 piante con la partecipazione di scuole e centri civici, e una festa finale del quartiere per celebrare il successo.9Legambiente Monza: “Realizzata la prima depavimentazione in via Molise”

Questo modello ricorda quello del movimento Depave di Portland (Oregon, USA), dove le attiviste e gli attivisti da quasi 20 anni si impegnano per rendere la depavimentazione un’attività coinvolgente per la loro comunità. Spesso l’opposizione ad interventi trasformativi deriva proprio da una mancanza di coinvolgimento: i progetti possono non tenere conto delle esigenze reali degli abitanti, e anche quando questo accade, se le persone sentono che i progetti vengono calati dall’alto sulla loro testa faranno più fatica a comprenderne i benefici.

Volontari dopo e durante la rimozione dell’asfalto a Portland, Oregon (Copyright: Depave)

Noi lo vogliamo lo stesso

Il caso di Monza dimostra che, con il giusto lavoro dal basso, si possono spingere le amministrazioni a realizzare progetti più ambiziosi di quanto non farebbero da sole.
Anche se gli interventi di cui abbiamo parlato sono costosi, le notizie di cronaca ci ricordano ormai ogni settimana che i danni della crisi climatica (etichettati dai giornali come “maltempo”) lo sono ancora di più. E depavimentare non è solo una misura di adattamento: permette di purificare il terreno, filtrare l’acqua dagli inquinanti, disseminare la città di piante aromatiche e di fiori. Gli strumenti per rendere la tua città più bella, profumata, sicura e sana sono già oggi nelle mani della politica (comprese quelle del tuo sindaco)!

Mentre il mondo brucia, l’atto più radicale è osare immaginare un futuro sfacciatamente bello e felice.

Attivati con noi per rendere quel futuro realtà! È impossibile? Solo finché non lo facciamo.

Fonti, riferimenti e note