Ovvero: come la tua città potrebbe diventare più verde, sana, profumata, fresca e resistente alle alluvioni, tutto in un colpo solo, se solo la politica si svegliasse.

Introduzione
“Depavimentazione” è una parola piuttosto abusata recentemente. Si tratta, essenzialmente, di un metodo per gestire l’acqua piovana: anziché lasciare che scorra su superfici impermeabili e dentro tubi che rischiano di strabordare, si rimuovono cemento o asfalto dal terreno, rendendolo di nuovo permeabile. Questo aiuta ad evitare allagamenti in caso di forti piogge.
Ma se il terreno così liberato (a volte anche: “de-sigillato”) viene lasciato spoglio, la depavimentazione non raggiunge il suo pieno potenziale. Per portare tutti i possibili benefici alla città, la depavimentazione dev’essere una vera rinaturazione: rigenerando il suolo che prima era schiacciato sotto il cemento, e aggiungendo le giuste piante, un parcheggio o un cortile possono creare ombra d’estate, dar da mangiare agli insetti impollinatori, purificare l’acqua e il terreno contaminato e offrire un sollievo dallo stress.
In questo articolo ti racconteremo più nel dettaglio i benefici di questa strategia pazzesca, e come si dovrebbe fare per farla bene.

Perché è utile?
A causa del rapido avanzamento del cambiamento climatico, le nostre città sono sempre più esposte ad alluvioni e ondate di calore. Parallelamente, viviamo in un periodo di crisi della biodiversità e consumo di suolo inarrestabile, specialmente nelle aree urbane. Solo nel 2024, l’Italia ha subito una perdita di suolo naturale di 84 Km^2, una superficie paragonabile a quella dell’intero comune di Vicenza o a quella dell’intera città di Copenhagen1ISPRA, “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2025”.
La depavimentazione risponde ad entrambe questi problemi. Infatti, è uno strumento formidabile per
- l’adattamento al cambiamento climatico, specialmente in zone ad alto rischio di allagamento e per le aree urbane molto dense, dove d’estate si creano le cosiddette isole di calore.
- il miglioramento della biodiversità urbana, per esempio per il passaggio di uccelli e insetti impollinatori.
- Il miglioramento della qualità dell’aria e la creazione di spazi pubblici fruibili e lo sviluppo di aree di ricreazione, che hanno conseguenze positive sulla salute pubblica, sia fisica che mentale.
Inoltre, se i progetti di depavimentazione sono strutturati in modo tale da rendere protagoniste e attivare le comunità coinvolte, il grado di accettazione di queste politiche urbane aumenta, si contrasta la sensazione di impotenza legata alla crisi climatica.
Per tutti questi motivi, la depavimentazione deve essere considerata un elemento fondamentale nella pianificazione urbana.
Da dove partire?
Quasi ogni area può essere interessata da un progetto di depavimentazione. Tuttavia, i tempi e i costi aumentano in presenza di certi ostacoli, come una proprietà privata da espropriare o degli edifici abbandonati da abbattere. Un’amministrazione con pochi fondi può iniziare concentrandosi su terreni con queste caratteristiche2REGREEN Consortium, Guidelines for a ‘depaving’ and ‘re-greening’ strategy in cities, 2022:
- Pubblici: si può agire subito, senza aspettare l’acquisto o l’esproprio
- Pochi edifici da demolire: i progetti sono meno costosi
- Un’unica grande superficie da depavimentare: il beneficio per il suolo è maggiore che in un terreno “spezzettato”.
Le aree che rispondono a queste caratteristiche sono più numerose di quanto si possa pensare:
- Strade e parcheggi sovradimensionati o in disuso
- Cortili di scuole, università, aziende, cimiteri, prigioni
- Aree industriali, edifici diroccati e fabbriche abbandonate, dove la natura si sta già riprendendo i suoi spazi
Un altro livello da considerare è proprio il potenziale valore ecologico del terreno: per esempio, una striscia di terra che collega due punti della città può avere valore come corridoio ecologico, che permette agli animali di muoversi facilmente da una parte all’altra. Questo è generalmente meglio che piantare alberi in “tazze” di terra circondate da cemento: gli alberi crescono più sani se le loro radici sono immerse nello stesso suolo di quelle di altri alberi.

Un altro caso interessante è quello di un lungofiume cementificato o un canale tombato: queste situazioni pongono un grosso rischio in caso di alluvioni, ma una volta rinaturate può diventare ecosistemi vivaci nel mezzo della città.

Come si fa? Livello base: liberare il suolo
Si rimuove l’asfalto o il cemento, tagliandolo con una sega a punta di diamante o un martello pneumatico3Depave movement, How to depave – The guide to freeing your soil, 2013. Il cemento spesso può essere riutilizzato e l’asfalto può essere riciclato. In alternativa, se l’area deve diventare un’oasi “selvaggia” di biodiversità, l’asfalto spaccato si può lasciare sul posto, creando un ambiente roccioso che può beneficiare alcune specie.

Se l’area depavimentata conteneva delle caditoie (i tombini con la griglia di metallo per convogliare l’acqua nelle fognature) queste possono essere sostituite da trincee drenanti, bacini di infiltrazione o fosse lineari naturali (in inglese bioswales), degli avvallamenti nel terreno circostante ricoperti di vegetazione che filtra e rallenta l’acqua in modo che sia gradualmente assorbita dal terreno. Queste impedisce all’acqua piovana di inondare le strade circostanti in caso di alluvioni, e trattiene gran parte dei detriti e delle sostanze inquinanti che l’acqua può aver raccolto scorrendo lungo la strada, evitando di inquinare le falde acquifere4Oluwafisayomi Christiana Folorunso, Bioswales in Urban Stormwater Management: A literature review on design principles and performance assessment, 2020.
E in Italia? Soprattutto esempi timidi
In Italia la maggior parte degli esempi si ferma qui, o non arriva neanche a questo punto: spesso le trincee drenanti vengono realizzate senza l’aggiunta di vegetazione, oppure l’asfalto rimosso viene semplicemente sostituito con cemento drenante o calcestre, che sono superfici più permeabili, ma di certo non paragonabili al suolo vero e proprio. Questo accade perché cambiare radicalmente uno spazio (ad esempio un parcheggio in un parco, o una piazza in un giardino) è una scelta politica conflittuale, e la politica preferisce fare interventi meno efficaci piuttosto che rischiare di perdere voti.
Molti esempi si trovano in Lombardia. Nella città metropolitana di Milano è attivo il progetto “Città Spugna” con l’obiettivo di aumentare la permeabilità del terreno nelle aree urbane5Progetto Città Spugna. La maggior parte degli interventi sono stati piccoli, e non hanno riguardato intere piazze, strade e parcheggi, ma solo una parte (con qualche eccezione).

Da una parte, anche gli interventi più piccoli – se completati con l’aggiunta di piante adatte – possono essere importanti per drenare e purificare l’acqua piovana: lo studio6S. S. Jnawali et al. Effectiveness of Rain Gardens for Managing Non-Point Source Pollution from Urban Surface Storm Water Runoff in Eastern Texas, USA, Sustainability, 2025 ha mostrato che anche un piccolo giardino di meno di 100mq può contribuire a raccogliere le acque di un’area 25-30 volte più grande, trattenendo buona parte dei metalli pesanti e di altri inquinanti.
Dall’altra, affinché questi piccoli spazi creino un vero beneficio per la biodiversità, dovrebbero essere diffusi per tutta la città, e collegati tra loro da corridoi ecologici7D. Wang et al., Urban green infrastructure: bridging biodiversity conservation and sustainable urban development through adaptive management approach, Front. Ecol. Evol., 2024 – mentre spesso si tratta di singoli interventi senza un piano complessivo. Inoltre, in tanti casi si perde l’occasione di utilizzare la depavimentazione come strumento di trasformazione dello spazio pubblico.
Per fare alcuni esempi: il parcheggio di Piazza Savelli a Padova o il parcheggio Primaticcio a Mantova sono interventi estremamente “timidi”: anche se le aree in questione sono ora permeabili e un po’ più verdi, non hanno perso la loro funzione di parcheggio. Nel caso del rinnovo della Piazza del Popol Giost a Reggio Emilia, un’area precedentemente adibita a parcheggio è stata pedonalizzata e permeabilizzata, ma anche in questo caso senza una vera rinaturazione.
Continua la lettura nella parte 2 di questo articolo, nella quale spiegheremo perché gli esempi italiani realizzano solo in parte il potenziale della depavimentazone, e approfondiremo le tecniche più avanzate di rinaturazione che le amministrazioni potrebbero mettere in pratica per migliorare le proprie città.