Le città oggi rappresentano in maniera netta, anche se in continua evoluzione, un perimetro di potere. Un potere che passa dall’aspetto politico, economico e sociale: se puoi rientri in un sistema di privilegi, servizi e possibilità, se non puoi sei tagliatə fuori e spintə lontano dal quel perimetro immaginario. Questo è ciò che avviene quando parliamo, sempre più spesso, di gentrificazione.
Il termine “gentrification” nasce a Londra nel 1964 dalla sociologa Ruth Glass, per andare ad indicare come la piccola nobiltà (gentry) si stesse inserendo nei quartieri operai nel periodo post-industriale nelle città occidentali1Nicola Bazzoli. Cosa vuol dire Gentrificazione? Cause ed effetti di un fenomeno contemporaneo. 2015. lenius.it. In queste aree, Glass notò come il ricambio della popolazione non fosse un evento casuale, ma il risultato della presenza delle classi medie (sia superiori che inferiori) in zone precedentemente abitate dalla classe operaia. Si trattava in pratica di un movimento verso alcune zone della città da parte di soggetti che possedevano specifiche dotazioni di capitale non solo economico, ma una sommatoria di risorse sociali, culturali e simboliche che permettevano ai nuovi residenti di rinegoziare il valore e il senso dello spazio urbano.2Nico Bazzoli. La Gentrification nelle Città di Media Dimensione: Cambiamenti Socio-Spaziali in Prospettiva Comparata. Un Confronto tra Bologna e Bristol. Tesi di Dottorato. Università degli Studi di Urbino.
Come avviene
L’analisi di Glass identifica quattro pilastri fondamentali che caratterizzano la trasformazione dei quartieri popolari:
- Ristrutturazione del patrimonio abitativo: miglioramento fisico degli edifici (es. facciate ridipinte, rifiniture di pregio) che segnala un nuovo investimento estetico e simbolico.
- Trasformazione dei regimi di proprietà: passaggio da forme di affitto o occupazione multipla a proprietà private e frazionamenti in appartamenti d’élite.
- Aumento dei valori immobiliari: un’impennata dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione, spesso sproporzionata rispetto alle dimensioni degli immobili.
- Allontanamento della classe operaia: lo spostamento forzato dei residenti storici a causa dell’insostenibilità dei costi.
La gentrificazione infatti è un processo di trasformazione urbana in cui quartieri popolari o degradati subiscono una riqualificazione, attirando residentə ad alto reddito e nuove attività3Luca Comper. Gentrificazione: il fenomeno e le possibili soluzioni. 2019. heraldo.it. Questo processo, a partire dalle sue origini, avviene soprattutto nelle grandi città in via costante di espansione, dove il centro inizia a non contenere più la domanda, e l’offerta invade quello che un tempo si chiamavano periferie o quartieri dormitorio.
La gentrificazione può partire dalla sostituzione di negozi di prossimità con centri commerciali, o nuovi parchi e tetti verdi che aumentano la qualità di vita del quartiere, o l’esplosione di affitti brevi e di turismo. In ogni caso alla base c’è proprio il passaggio da locazione immobiliare a proprietà immobiliare, innescando un meccanismo di rivalutazione: Nuove abitazioni, nuovi abitantə di un certo ceto sociale (medio), nuove attività, nuovi servizi attrattivi e quindi un nuovo sviluppo economico che spinge le persone che prima vivevano questi luoghi (fasce basse o socialmente povere, donne, persone razzializzate) a spingersi ancora più lontano dai servizi minimi necessari, ma anche lontano dal lavoro e dalle possibilità di nuovi impieghi, oltre che dalla socialità e dalla integrazione. In questo modo, quel confine di potere, viene rappresentato dallo spazio urbano che riflette dipendenze e gerarchie escludenti, dove la speculazione economica e l’investimento immobiliare diventano padrone.4Giulia Scarabottolo. Tra gentrificazione e turismo: il caso della Barceloneta. Tesi di Laurea. Università degli studi di Padova, anno accademico 2023-24.

Questa dipendenza dalla città allo stesso tempo genera un allontanamento delle persone più povere o socialmente escluse complicando e riducendo notevolmente le possibilità di integrazione, di lavoro e di sicurezza. Una donna, una persona appartenente ad una categoria fragile o sotto rappresentata farà così molta più fatica a raggiungere servizi ed ambienti che la possono aiutare ad entrare in dinamiche sociali salvifiche, sarà sempre più distante e quindi più impossibilitata a trovare un lavoro, un’educazione, una possibilità di integrazione, accedere a servizi per la propria salute e protezione dalle violenze o supporti per imparare la lingua del paese dove abita, aumentando significativamente il degrado, la marginalizzazione, la ghettizzazione e stili di vita delinquenziali, che, guarda caso, rafforzano anche un pensiero razzista nei confronti di alcune etnie o persone di un certo ceto sociale.Questo processo che un tempo vedevamo nelle grandi città Europee o Americane come Londra e New York, tocca anche l’Italia pur seguendo dimensioni più contenute. Pensiamo ai quartieri Nolo e Isola di Milano5Osvaldo Verri. Dossier Milano #1 | La gentrificazione delle periferie milanesi | No-Lo No-Logo, effimera.com, ma anche e semplicemente via Lecco, prima quartiere protetto per la comunità LGBTQI+ ed ora via di tendenza per la movida milanese,perdendo quindi il suo valore e potere sociale di “luogo protetto e libero” per tutte le categorie (LGBTQI+) che la vivevano e che si sentivano escluse o marginalizzate da altri luoghi per la loro espressione identitaria, sessuale e/o amorosa.

Ma anche i quartieri romani di Pigneto, Trastevere o Monti, storicamente popolari che, a partire dagli anni ’80-’90, hanno subito una profonda riqualificazione, allontanando i residenti a favore di attività turistiche, uffici e residenti benestanti.
O infine il quartiere San Salvario a Torino che, seguendo proprio questo sviluppo, da quartiere multietnici di periferia è diventato attrattivo, ma anche invivibile ed economicamente inaccessibile per sempre più persone.6Annamaria Giardina, Airbnb vs student housing. Uno studio sulla città di Torino. Tesi di Laurea, Politecnico di Torino, 2020.
Guardando questi esempi, ci si rende conto come le nostre città, seguendo questo moto, stiano diventano sempre più inaccessibili ma allo stesso tempo necessarie ad esempio per lavoro o studio, escludenti ma anche attrattive e finiscono per creare spazi e possibilità per pochə con grandissimi sacrifici di moltə. Non solo si innestano dinamiche di dipendenza dalle città, ma, le persone che possono stare in centro, con più o meno alti sacrifici, si adattano ad un modello di vita identitario standardizzato che ci mostra come, per rimanere nel luogo del potere e della “città che conta”, in qualche modo ti devi spogliare della tua identità senza quasi rendertene conto.
Inoltre, anche gli spazi una volta concepiti per la socialità spontanea e gratuita vengono messi a pagamento e sotto controllo tramite un approccio securitario: chiusura dei parchi, telecamere, forze dell’ordine mirate a controllare solo determinate categorie di persone, uso dei bagni solo tramite consumazione, quartieri dedicati alla comunità LGBTQI+, un tempo protetti, ora diventati luoghi e quartieri di tendenza per tutte le persone rendendo questi spazi non più sicuri e protetti, ma nuove tendenze commerciali e quindi di guadagno.
Le politiche urbane e la gentrificazione
La gentrificazione è strettamente connessa alle politiche urbane, esse infatti modellano il legame tra spazio fisico e realtà sociale definendo i vincoli e le opportunità entro cui si muovono gli attori privati, i cittadini e le cittadine. Le politiche urbane non sono mai neutrali rispetto ai processi di trasformazione del territorio; esse agiscono come un potente motore che può innescare, accelerare o, in certi casi, mitigare la gentrificazione.7Laura Montioni. Gentrificazione, quando gli interventi urbani non sono neutri. 2024, lenius.it
Le amministrazioni spesso promuovono progetti di “rigenerazione urbana” con l’obiettivo di rendere i quartieri più vivibili, sicuri e “decorosi”.
Molte trasformazioni urbane contemporanee si basano però su partnership tra pubblico e privato. Il pubblico si occupa spesso degli iter autorizzativi e delle infrastrutture di base, riducendo il rischio per i privati. Gli attori privati diventano veri e propri city builder, responsabili della realizzazione economica di nuovi quartieri che spesso si configurano come “prodotti” destinati a utenti facoltosi.8Matteo Conti. MIND: la creazione di un quartiere. Tesi di Laurea, Università di Bologna, anno accademico 2021-2022.
Anche le scelte politiche sulla mobilità hanno un impatto diretto sul valore immobiliare. La costruzione di stazioni della metropolitana o dell’Alta Velocità genera un “premio di valore” che può portare alla cosiddetta gentrificazione indotta dai trasporti. Se non gestita, questa valorizzazione sposta la domanda verso l’esterno, espellendo chi non può permettersi i nuovi canoni d’affitto vicino ai nodi di scambio.
In questo contesto, le scelte legislative in ambito abitativo sono particolarmente determinanti, ad esempio la vendita di case popolari o del patrimonio di enti previdenziali a fondi speculativi facilita il ricambio sociale, questi immobili infatti vengono spesso ristrutturati e rimessi sul mercato a prezzi molto più alti. Ad esempio l’utilizzo della deregolamentazione tramite politiche che limitano i vincoli sugli affitti o favoriscono la proprietà immobiliare a scapito della locazione sociale incoraggiano la crescita di profitti per pochi nei centri urbani.
In questo scenario si consideri che oggi le città competono sempre di più tra di loro su scala globale per attrarre capitali e turisti. Le politiche di marketing territoriale e la concessione di licenze per affitti brevi trasformano interi quartieri in “città vetrina”. Questo processo, non gestito, riduce la disponibilità di case per i residenti stabili e sostituisce i negozi di vicinato con attività rivolte esclusivamente al consumo turistico.
Si pensi ad esempio agli alloggi universitari, il numero ridotto di posti in strutture pubbliche ha generato negli anni il proliferare di affitti a lungo termine tra privati nelle aree vicino agli Atenei, gli studenti e le studentesse hanno cercato case a basso costo in zone popolari, rendendole più vive e appetibili per i futuri investitori. Tuttavia oggi il fenomeno è cambiato, la presenza sempre maggiore di studentati privati di lusso, i cosiddetti Student Hotel (come TSH a Firenze o Bologna) strutture alberghiere dove una camera può costare fino a 2.000 euro al mese unito alla scelta dei privati di preferire affitti brevi sulle piattaforme online al posto degli affitti a lungo termine, in quanto più redditizi, spinge gli studenti e le studentesse che per primi hanno riscoperto quel quartiere, a dover andare cambiare zona perchè troppo cara.9Lorenzo Romandini. La Bologna della Gentrification tra studenti e riqualifica, 2018, magzine.it

In un’ottica neoliberista, alcune politiche mirano inoltre a “ripulire” la città da soggetti considerati non desiderabili o poco produttivi (come senzatetto o residenti marginalizzati). Attraverso ordinanze comunali che vietano assembramenti, consumo di alcol o accattonaggio, si stigmatizzano stili di vita popolari per preparare il terreno all’insediamento di classi medie che richiedono “ordine e decoro”.
Esistono quindi diversi esempi di politiche urbane e di interventi di riqualificazione che favoriscono la gentrificazione, diventando uno strumento per allontanare dai centri urbani i cittadini e le cittadine che non possono permettersi determinati stili di vita, partendo dalle persone più povere, si passa successivamente alle classi medie in un percorso di selezione dove rimane in città solo chi ha la possibilità di pagare.
Le possibili soluzioni
La gentrificazione può essere governata solo attraverso scelte politiche e l’unione dei cittadini e delle cittadine per garantire il “diritto a restare”. Le politiche urbane devono essere pensate secondo un obiettivo di valorizzazione della città per tutti e tutte, redistribuendo tra tutti e tutte l’aumento di valore generato dalla riqualificazione delle aree prima degradate.10Sandra Annunziata, Loretta Lees. Staying put! Un manuale anti gentrification per le città dell’Europa del Sud.
Le città ad esempio sul piano operativo possono stabilire contratti “agevolati” dove il prezzo dell’affitto è bloccato o legato al reddito degli e delle abitanti, impedendo speculazioni in tale campo. Invece di costruire nuovi palazzi costosi, il Comune può investire nel recupero di edifici pubblici abbandonati per trasformarli in case a basso costo per giovani coppie, anziani e anziane, studenti e studentesse. Porre dei vincoli rigidi al numero di appartamenti che possono essere usati come case-vacanza aiuta a restituire le case alle persone residenti e a frenare l’aumento dei prezzi. Lo Stato può offrire sgravi fiscali o aiuti economici a chi ristruttura la propria casa per continuare ad abitarci, invece di essere costretto a venderla a causa dei costi di manutenzione troppo alti.11Milena De Matteis, Barbara Del Brocco, Angelo Figliola. Rigenerare la città: il Social Housing come opportunità di rinnovo urbano e sociale. Università IUAV di Venezia. 2014.
Le iniziative dal basso possono riguardare ad esempio la proprietà collettiva (Community Land Trust): un modello in cui il terreno appartiene alla comunità e non a singoli privati; questo impedisce che le case vengano vendute al miglior offerente, mantenendole accessibili a tutta la comunità
In alcune città, come Bologna, sono nate reti di cittadini e cittadine (come il movimento Social Log) che offrono assistenza legale contro gli sfratti, negoziano con i proprietari e riutilizzano edifici vuoti per dare un tetto a chi è in difficoltà.
In alcuni casi, i cittadini e le cittadine possono organizzare per ristrutturare edifici abbandonati con il permesso del Comune, riducendo i costi di costruzione e creando una comunità unita che si prende cura dello spazio pubblico.
Le persone residenti, inoltre, possono creare mappe del quartiere che segnalano dove stanno avvenendo le speculazioni o gli sfratti, per informare tutti e organizzare proteste o azioni di solidarietà prima che il cambiamento diventi inarrestabile.
Mitigare gli impatti della gentrification richiede un intervento pubblico strutturato e la riattivazione della cittadinanza. L’intervento statale nell’accesso alla casa è l’unico strumento capace di limitare il potere del mercato immobiliare e garantire il diritto all’abitare. La produzione di spazi comuni e forme di gestione collettiva del territorio permettono di sottrarre porzioni di città alla logica del solo profitto.
Mentre le città diventano spazi sempre più costosi ed inospitali, attivati con noi per realizzare una alternativa alla gentrificazione. È impossibile? Solo finché non lo facciamo.